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Del preservativo, nei secoli dei secoli (o L’anti-FertilityDay)

Se non avete vissuto in un buco negli ultimi due mesi, avrete sicuramente sentito parlare del flop del Fertility Day, iniziativa del ministero della salute che non ha perso l’occasione di offendere migliaia di donne (e uomini) con slogan e immagini di dubbio gusto e un’ennesima visione semplicistica e irrazionale della maternità (e paternità) come ‘valore sociale’. Anzi, testuale, come ‘bene comune’. Perché ragazze, nel caso non ve ne foste accorte, l’orologio biologico non vi aspetta (anche questa è una delle perle partorite dal fantasmagorico team della ministra Lorenzin, che nel tentativo di mettere una pezza al già ottimo lavoro, è riuscito a peggiorare le cose con una bella immagine razzista. Avanti così, gente!).

Ma, in barba a un evento che ha scatenato più polemiche che discussioni utili sul tema, ne approfitto per trattare di un argomento quanto mai importante. Tanto che anche nelle scuole se ne parla profusamente e… ah no. E’ vero, siamo in italia. L’educazione sessuale non si fa. Pensate a figliare, scostumati!

Comunque, dicevamo, un argomento quanto mai importante, non solo per prevenire gravidanze indesiderate, ma anche la diffusione di malattie sessualmente trasmissibili. Stiamo parlando della contraccezione e, nello specifico, del preservativo. Una delle invenzioni più belle e utili, dopo la ruota e la penicillina. Nonostante non sia il contraccettivo più affidabile sia per quanto riguarda la protezione da gravidanze indesiderate (lo previene ‘solo’ al 98%, se integro e usato correttamente contro il 100% della pillola anticoncezionale) è però il metodo più sicuro per proteggere dalla trasmissione di malattie come l’Aids.

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Un po’ di storia

Ode al primo uomo della pietra che ha pensato di avvolgersi la salsiccia in pelli di animale. Sì perché è questa la prima forma assunta dal celebre preservativo, o condom, secondo alcune pitture rupestri dell’età della pietra.

Ogni civiltà ha dato il suo contributo a perfezionare questa invenzione, dagli egizi ai greci, anche se i veri innovatori sarebbero proprio i cinesi, che usavano una carta speciale o anche seta oleata e sagomata. Mica male, eh? Il budello arrivò solo dopo, quando il preservativa iniziò ad avere una funzione di prevenzione alle malattie sessuali e nel 1500 la più temuta era la sifilide. Shakespeare, il bardo bricconcello, lo chiamava ‘il guanto di Venere’  e più tardi, nel ‘700, erano davvero dei guanti di lino imbevuti di disinfettante e chiusi in fondo da un nastrino.  E il pacco regalo era pronto.

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Persino Casanova usava il ‘guanto di Venere’

Ci tocca aspettare l’arrivo degli americani per vedere i primi esemplari di condom in gomma, e questo grazie a Charles Goodyear che a metà del 1800 inventò la vulcanizzazione, che rende questo bellissimo materiale elastico. Sia chiaro che fino a questo momento i preservativi erano piuttosto costosi e quindi riutilizzabili. La gomma, in questo senso era più comoda perché facilmente lavabile. I primi esemplari usa e getta arriveranno assieme ai tedeschi nel 1916, in tempo di guerra, proprio come ‘equipaggiamento’ per i soldati. Come si dice, di necessità virtù.

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Un esemplare di condom in gomma

Solo negli anni Cinquanta arriva sul mercato il primo preservativo in lattice, che porta la firma (manco a dirlo) Durex. All’epoca il marchio inglese riforniva per conto del Governo inglese solo le coppie sposate per la pianificazione familiare. Solo nel ’67 anche i single potranno metterci le mani (e qualcos’altro) sopra.

E veniamo ai nostri giorni, con il preservativo che dopo aver assunto ogni forma, dimensione, colore e gusto e aver visto una notevole varietà nei materiali utilizzati, si appresta a compiere gli anni (o i millenni) con nuove mirabolanti trasformazioni. Tra cui quella ideata da tre studenti di un liceo inglese, che hanno inventato un condom-tornasole che cambia colore una volta indossato in presenza di malattie o infezioni (ne ho parlato qui). In attesa del preservativo del futuro (a cui sta lavorando persino Bill Gates), continuano ad arrivare sul mercato nuovi prodotti, tra cui il nuovo Hex d Lelo, preservativo-alveare che dovrebbe essere più confortevole e resistente. Avrò modo di testare a breve, quindi prossimamente su questi schermi.

Da sapere

Per concludere, alcune utili nozioni su come usare al meglio il preservativo.

Innanzitutto, così come esiste il condom (specifico per il pene), esiste anche il condom femminile, ovvero una specie di sacchettino da inserire nella vagina prima e durante la penetrazione. Purtroppo non è molto diffuso e la sua presenza è stata di fatto oscurata per anni, anche se ultimamente, anche grazie a varie campagne femministe e sex-positive, alcune farmacie cominciano timidamente ad averlo tra gli scaffali (nel caso, chiedete al farmacista se è possibile ordinarne una confezione).

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Alcuni condom femminili a confronto

La protezione dalle malattie sessualmente trasmissibili non vale solo per la penetrazione vera e propria, ma anche per i rapporti orali. Se per un classico pompino basta indossare un preservativo, per il cunnilingus  esistono i dental dam, quadratini di lattice, usati soprattutto in ambito dentistico che bene si prestano per un bel lavoro di lingua senza contatto e scambio di fluidi (nota: abbondare con il lubrificante). L’alternativa fai da te si può ricavare da un guanto in lattice, con il palco, il dorso e il pollice ritagliati (la lingua va infilata nel comparto del pollice).

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Un esempio di dental dam fai da te

ATTENZIONE a tutto ciò che può rompere o danneggiare il lattice e quindi l’efficacia del preservativo/condom femminile/dental dam: olio o sostanze oleose (lubrificanti a base d’olio e siliconi, ma anche creme e lozioni da massaggio, nonché gli olii alimentari e la vaselina), rossetti, lucidalabbra ed emollienti, caldo eccessivo (amico, NON tenere i preservativi nella tasca dei jeans o nel cruscotto dell’auto, please), frizione (come sopra), sbalzi di temperatura. Infine, il tempo: anche i preservativi hanno una data di scadenza che va rispettata.

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Dei Pokemon e della rivincita dei nerd

E’ proprio quando sembra che non si possano superare certi limiti, che l’umanità progredisce. O regredisce, come nel caso di PokemonGo, non saprei dire. Ai posteri l’ardua sentenza. Nel frattempo però, ai noi povere (e poveri) derelitte non resta che guardare la dolce metà rincorrere mostriciattoli invisibili con gli occhi fissi sul telefono, a rischio di finire sotto un’auto, un treno o una mandria di bufali.

Un’azienda australiana, specializzata in sex toys ‘nerd’ ha però forse trovato un modo per attirare in camera da letto i  cacciatori di Pokemon. O per consolarsi in attesa del loro ritorno alla vita reale, ovviamente.

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Di materiali e sex toys: un po’ di chiarezza (e sicurezza)

Vi ricordate quelle interminabili ore ad ascoltare il prof di chimica parlare di sigle, sostanze, molecole e chissà cos’altro? E quanto avreste voluto aver capito almeno un decimo di quelle lezioni, quando sono cominciate tutte le (giuste) paranoie su materiali e sostanze contenute in ciò che mangiamo e usiamo ogni giorno? Ecco, oggi proveremo a fare un po’ di chiarezza in questo mondo di nomi impronunciabili e terrificanti. Oggi parleremo di ciò di cui sono fatti i sogni… ehm, i sex toys.

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Ma soprattutto, oggi mi trasformerò in Mamma Chioccia per farvi una bella ramanzina sulla sicurezza. Perché diciamocelo, tra vegani, ambientalisti, km zero e tante altre correnti  (a volte ahimè mode) salutiste, siamo concentratissimi su quello che infiliamo in bocca o che ci mettiamo addosso. Ma avete mai pensato attenzione a ciò che vi infilate negli altri orfizi? E’ il caso di farlo, credetemi. Perché mentre per i giocattoli per bambini e persino per quelli dei nostri amici animali ci sono leggi e standard europei a salvaguardare la salute, sui sex toys il vuoto normativo è tanto grande quanto preoccupante. Tocca quindi a noi, in attesa che la questione venga affrontata, prestare molta attenzione a cosa ci infiliamo dentro le mutande (o in qualsiasi altro buco).

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Del crowdfunding sul sesso (o Che c’è di nuovo in rete)

Il mondo dei sex toy è in continua evoluzione, lo sappiamo. E con l’avvento di piattaforme di crowdfunding come Indiegogo, ogni nuova e buona idea può dare i suoi frutti se trova abbastanza persone a sostenerla.

Non è un caso se di recente alcuni dei migliori e più innovativi giocattolini sono usciti proprio dalla rete (vedi il caso di Eva by Dame, che ho recensito qualche tempo fa), in quantità molto maggiore rispetto alle innovazioni delle compagnie e dei marchi più affermati.

Ecco quindi che anche sulle piattaforme di autofinanziamento si possono trovare nuove idee e prodotti particolari, ancora prima che arrivino sugli scaffali dei nostri sexy shop preferiti, virtuali e non.

E’ il caso di questi 3 moschettieri + 1, ovvero quattro nuovi prodotti che il poco tempo hanno raggiunto il proprio obiettivo di raccolta fondi su Indiegogo e ora si apprestano a fare il grande salto nel mercato. Si tratta del vibratore rabbit Lioness, del masturbatore Blewit e della nuova linea di sex toy con relativa app di controllo remoto, la Remoji di PicoBong, più il Tantus Rumble, un massaggiatore ergonomico e gender neutral.

In sé, non sono 4 prodotti ‘rivoluzionari’, ma di certo aggiungono interessanti innovazioni a modelli ormai affermati (e assai apprezzati) di sex toys. Vediamoli insieme.

Lioness Vibrator – Il vibratore intelligente

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Iniziamo dal nuovo modello di Rabbit disegnato da Lioness: la particolarità di questo vibratore non sta tanto nella forma o nella vibrazione, quanto nella sua ‘intelligenza’. Sensori all’avanguardia e un’app collegata scaricabile sullo smartphone promettono di farci scoprire cose sul nostro corpo e sulla sua risposta al piacere che neanche ci immaginavamo. Non solo: visto che tendiamo ad ‘adagiarci’ su quello che ci piace senza mai cambiare (e questo vale anche per il sesso e la masturbazione), Lioness, una volta scoperte le nostre abitudini sotto le coperte (modalità di vibrazione, intensità, pattern particolari, etc.), ci suggerisce anche qualche piccolo cambiamento, sempre calibrato sui nostri gusti. Ora, se così fosse davvero, avremmo a che fare con un vibratore davvero intelligente che potrebbe mandare in soffitta il nostro vecchio modello di partner.😉 Scherzo ovviamente… sempre che non si inventino una versione che regala anche fiori e ci porta all’Ikea. Sennò cari ometti siete spacciati. Con affetto :*

Unico punto debole: il costo. 219 dollari per aggiudicarsi uno dei modelli rimasti, anche se la campagna ha già raggiunto la bellezza di 119mila dollari di fondi raccolti. E’ tanto, ma in effetti il lavoro ingegneristico (e di design: questo sex toy è davvero bello da vedere, minimale, aggraziato e degno del suo nome. Miao) pare di prima scelta. Staremo a vedere. Intanto, qui la campagna su Indiegogo.

Blewit – Pleasure Training for Men

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Questo avvenieristico sex toy che sembra una lampada da tavolo uscita da un’astronave di Star Wars, è un masturbatore di ultima generazione per l’uomo che non deve chiedere mail, ma nel caso lo fa  con discrezione. Scherzi a parte, i suoi ideatori, per realizzare la calotta esterna, si sono ispirati a forme che ricordassero un ripetitore bluetooth , un deumidificatore, una bottiglia di shampoo (???), insomma, qualunque cosa potesse distogliere l’attenzione dal fatto che è un sex toy. Il tutto in un machissimo azzurro cielo.

Si tratta di un masturbatore che, oltre a essere discreto, come abbiamo già detto, ha un sistema di ‘areazione’ che permette un lavaggio accurato della parte interna in silicone (molti masturbatori sono usa e getta proprio per questo motivo) e che ha anche il pregio di creare un (mi dicono) piacevole effetto risucchio.  Potrebbe valere la pena provare signori miei, che ne dite?

Persino il costo è abbordabile: 79 dollari e spedizione gratuita. Siete ancora in tempo a sostenere il progetto acquistandone un prototipo, anche se la campagna ha già raggiunto il suo obiettivo e toccato quota 87.694 dollari. Qui la campagna su Indiegogo.

Remoji – App and Sex Toys by Pico Bong

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Anche i grandi si rivolgono al pubblico, quando si tratta di raccogliere idee. E’ il caso di Pico Bong, marchio economico di proprietà di Lelo, che nello sviluppare la nuova app controlla-sex toy si è rivolta agli utenti di Indiegogo. Quella di Remoji è in realtà un’idea già vista: un’app per smartphone che controlla uno o più sex toys. Anche We Vibe di recente ne ha sviluppata una per il nuovo modello di sex toy di coppia, la We Connect, che lavora anche a distanza. In questo caso però, l’obiettivo, come scrivono i produttori sul sito, è “rivalutare il sesso in pubblico e aumentare il divertimento”. La nuova app Remoji infatti funziona con la musica (non male visto che la stagione dei concerti sta per iniziare), è interattiva e permette letteralmente di giocare con i generi musicali e il ritmo per regalare al partner (o a se stessi) ‘quattro salti’ in pista senza pari. La grafica è interattiva e basata sugli emoticon, rendendo il tutto più giocoso. In più arriva in coppia con quattro nuovi modelli di sex toy. abbiamo  Surfer, un plug anale, l’anello Life Guard, il bullet Diver, e infine Blow Hole, masturbatore vibrante.

I prezzi della campagna variano a seconda del sex toy scelto da accoppiare all’app, ma si va dagli 89 dollari del Diver ai 124 dollari di Blow Hole, fino al pacchetto completo con tutti e 4 i sex toys (Orgy Tribe) per 409 dollari. Pico Bong ha già sbancato, raggiungendo la quota di 127.209 dollari. Qui il sito della campagna su Indiegogo.

Tantus Rumble – Il vibratore per tutti

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Ed ecco il gran finale firmato  Tantus, piccola compagnia specializzata nella produzione di dildo in silicone di prima qualità, molto apprezzata oltreoceano e spero presto anche da noi. Soprattutto perché i prezzi sono abbordabili e la qualità dei materiali usati è decisamente alta. In questa nuova avventura però Tantus lascia momentaneamente da parte i suoi dildo per realizzare un massaggiatore all’avanguardia: silicone di prima qualità per la testina vibrante, ergonomico, intuitivo, leggero ma potente, ma soprattutto gender neutral. Queste le caratteristiche indicate dai produttori, che da 20 anni hanno fatto della ricerca del vibratore perfetto per tutti una vera e propria missione. E con Rumble, mi pare si stiano avvicinando all’obiettivo.

I vibratore ricorda la celebre Magic Wand della Hitachi, con una forma decisamente più ergonomica e ‘obliqua’ per essere usata con più facilità, e 14 differenti vibrazioni, create da un motore potente ma (assicura Tantus) silenzioso. Il modello è senza fili e ricaricabile e la testina in silicone è removibile per assicurare una pulizia accurata. A proposito della testina, ovviamente è prevista in differenti forme: una ‘classica’ e morbida, una ‘a coppa’ per riprodurre una suzione, una ‘a cucchiaio’ e inseribile per il punto G e una piatta e sottile per regalare sensazioni delicate e nuove.

La campagna su Indiegogo è chiusa dopo aver raggiunto quota 38mila dollari, ma Rumble è già acquistabile sul sito di Tantus a 129,99 dollari.

Insomma, le migliori idee nascono e crescono nella rete. E voi? Avete qualche prototipo nel cassetto da implementare? O preferite sostenere uno di questi progetti nel nome del piacere?😉

 

 

Di maggio, mese della masturbazione

Gioite gente, maggio è il mese della masturbazione. Lo so, sconvolgente. “Esiste un mese dedicato all’autoerotismo?? E nessuno me l’ha mai detto??”. Presto, tutti a rimediare!

Mentre vi scaldate le mani e mettete in carica il vostro toy preferito, lasciate che vi illustri numeri, retroscena e miti sul meraviglioso quanto antico gesto di amare se stessi.

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Un po’ di storia

La parola masturbazione significa stuprarsi con la mano. Nonostante l’accezione negativa e il fatto che sia rimasta tabù per secoli in gran parte del mondo, era una pratica già largamente diffusa nell’antichità. Il dildo più antico mai rinvenuto è un comodo ed ergonomico modello in pietra levigata che risale a 28mila anni fa. Del resto, secondo alcune religioni (prevalentemente pagane) lo stesso universo sarebbe nato dall’atto di autoerotismo di una qualche divinità. Secondo questa logica, il Big-Bang potrebbe essere quindi il risultato di una mega-sega cosmica… Chapeau.

Gli antichi greci come al solito ci battono alla grande su tutto ciò che è anche solo vagamente sessuale o lascivo: per loro la masturbazione non solo era una cosa naturale e benefica, ma era addirittura incoraggiata. In Occidente e dal 1700 invece, darsi piacere era diventato un tabù, con tanto di mutande di ferro/cinture di castità/ strumenti di tortura di stampo Vittoriano per evitare toccamenti. Siamo sempre stati bravissimi ad auto-mortificarci nel corso dei secoli…

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Miti e leggende (da sfatare)

Anche se spero che non occorra dirvelo, lasciate che chiarisca subito: no, masturbarsi non fa diventare ciechi, non fa cadere i denti, non rende sterili.

Sembra un paradosso, ma fino a 50 anni fa queste erano le convinzioni mediche sulla masturbazione. Maschile ovviamente, perché quella femminile non era affatto contemplata. Stava nei manuali di esorcismo, subito dopo la voce “possessione”. Eppure, (signori, tenetevi forte), per quattro donne su 10 la masturbazione è persino meglio del sesso. Del resto noi ‘farfalline’ siamo le uniche ad avere un organo creato e adibito esclusivamente al piacere (che sarebbe la clitoride, anche questo spero di non dovervelo insegnare io): perché non sfruttarlo?

Comunque signori, c’è speranza: a quanto sembra, gran parte degli psicoterapeuti del sesso asseriscono che la partecipazione diretta o passiva (che significa guardare e non toccare) alla masturbazione della propria partner sia uno degli stimoli più piacevoli per l’uomo. Teoria che vale la pena sperimentare sul campo.😉 Non ringraziatemi.

A proposito di medicina, secondo un trattato del 1712, la masturbazione era una vera e propria malattia che faceva venire l’acne e crescere peli sulle mani. Peccato che sia esattamente il contrario: masturbarsi con regolarità aiuta gli uomini a prevenire il cancro alla prostata (servono circa 5 eiaculazioni a settimana, dicono i medici) e nelle donne allevia lo stress, i dolori cervicali e i crampi da ciclo. Rivediamo il detto ‘Una mela al giorno’?

uhagylqkpftdkUna curiosità sulla masturbazione femminile (che, a proposito, ora si chiama klittra, come insegnano le amiche svedesi): non esiste solo la clitoride. Ovvero, alcune donne riescono ad arrivare all’orgasmo sollecitando parti completamente diverse, come i capezzoli o anche solo comprimendo le cosce tra loro. Alcune fortunelle riescono a venire anche solo con l’immaginazione. Tanta, tanta invidia.

 

Animale a chi??

Se qualcuno vi dirà che masturbarsi non è una cosa naturale, potrete rispondere che anche gli animali lo fanno. Eh già. Nello specifico: le scimmie si masturbano con le mani guardando accoppiamenti altrui, anche di esseri umani (!); i delfini strofinano il pene sul dorso delle testuggini e quelli in cattività si dilettano con i soffioni delle piscine (delfino curioso…); cani, cavalli e asini (di norma, piuttosto ben dotati) utilizzano il proprio ventre come superficie di strofinamento, mentre cagne cavalle, gatte e mucche strofinano i genitali a terra, contro gli albero o altri oggetti, soprattutto durante il calore. Infine, i galli hanno una fervida immaginazione: a volte imitano il coito con una gallina immaginaria, cosa che gli riesce talmente bene che spesso arrivano all’eiaculazione.

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I numeri

Diamoci dentro con la statistica per concludere in bellezza (e per toglierci dalla mente l’immagine del gallo): secondo uno studio di un paio di anni fa, il 95% degli uomini pratica la masturbazione, mentra tra le donne la percentuale arriva ‘solo’ all’89%. In coppia, abbiamo il tracollo: solo il 70% delle persone impegnate in una relazione si masturba. Il 53% delle donne usa un vibratore o un sex toy, mentre tra gli uomini solo il 17% si affida a un giocattolo esterno.

Occhio alla privacy, però, perché il 41% degli uomini  è stato beccato almeno una volta in flagranza di solitario.

Se vi è improvvisamente venuta voglia di toccarvi, non siete i soli. In questo momento, solo in America, circa 800mila persone si stanno masturbando. Dateci dentro, gente!

 

Della festa della mamma (o Tre idee per i più coraggiosi)

Ammettiamolo: per quanto possa essere disinibita, di mente aperta e sex positive, la mamma è sempre la mamma. Un figlio (o una figlia) che abbia il coraggio di regalarle un sex toy o qualcosa di anche solo vagamente vicino al tema sesso, non è notizia di tutti i giorni.

Ma in fondo, perché no? Imbarazzo a parte, in molti casi un sex toy può essere utile. Utile a mantenersi in forma (come direbbe la Marchesini sessuologa), utile a ravvivare la fiamma con il papà ora che i figli sono grandi e hanno un po’ di tempo per se stessi, utile per scoprire , ricordare e accettare, che una mamma è anche e prima di tutto una donna, con le sue fantasie e i suoi bisogni. Anche fisici, sì. (Niente dettagli però, grazie).

Ecco quindi tre idee, dalla più soft alla più temeraria, per chi vuole fare il grande passo e stupire la mamma. Magari senza farle venire un colpo…

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Delle mestruazioni (o Di Flex e il sesso splatter)

Urrà urrà, donne è arrivato l’arrotino! Grazie a Flex, finalmente potremo fare sesso anche con le mestruazioni! Basta giorni di astinenza, sospiri, seghe solitarie da parte dei nostri compagni…

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Stop. Frena. Ferma tutto.

Parliamoci chiaro. Le mestruazioni (mi rifiuto di usare ‘le mie cose’, ‘quei giorni lì’ o altri termini censuranti. Ripetete con me: MESTRUAZIONI) sono una cosa naturale, fisiologica e importante della vita di una donna. Il fatto che siano demonizzate come se dalle nostre vagine una volta al mese uscissero raggi letali o nuove versioni della Peste, non ci aiuta. Aggiungiamoci che i prodotti per far fronte a questo particolare momento del mese, segnato il più delle volte da dolori, crampi e un Niagara rosso tra le gambe, sono iper tassati e spesso molto costosi (si stima che nella sua vita, una donna spenderà 1.025€ per gli assorbenti, scegliendo le marche più economiche), complica ulteriormente le cose.

In più, tutto ciò che riguarda il ciclo e le mestruazioni in particolare, è taboo. Non se ne parla, non le si nomina nemmeno, gli assorbenti si passano sottobanco tra colleghe o compagne di classe, manco ci stessimo passando un etto di cocaina di contrabbando. E non fatemi parlare di quelli che svicolano dalle discussioni con il celebre “Come sei acida, hai le tue cose?” (Io no, ma tu stai per avere qualcosa. Un trauma cranico).

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Insomma, le mestruazioni sono la bestia nera. Finché non riguardano gli uomini. O il sesso. O gli uomini durante il sesso. Lì, magicamente, diventano una cosa figa. Da evitare, ma figa. E’ questa la sensazione che ha creato in me la notizia del nuovo Flex, un anello di silicone (credo che sia silicone, ma inspiegabilmente sul sito della casa produttrice non è specificato) con una sottile membrana da posizionare appena sotto la cervice, internamente alla vagina, per raccogliere il sangue mestruale e… surprise surprise, finalmente poter fare sesso anche “in quei giorni”!

Uau. Perché prima, ovviamente, era taboo. Non dimentichiamocelo.

Ho tre cose da dire, a riguardo, con un paio di premesse:

1.Si può fare sesso con le mestruazioni. Anzi, è persino consigliato perché la vagina è (ovviamente) più lubrificata, la maggior parte delle donne ha un picco ormonale (e di desiderio) proprio in quel periodo e come se non bastasse, un bell’orgasmo è la migliore cura contro i dolori mestruali. Badate, è consigliato, non obbligatorio. Ci sono donne che durante il mestruo sono così doloranti che non vogliono essere toccate ed altre a cui il solo pensiero di sentire il sangue che scorre durante il rapporto (o vedere la macchia rossa sul candido lenzuolo di cotone egiziano) fa ribrezzo. Così come ci sono uomini che apprezzano l’hot-dog col ketchup (pessima immagine, lo so) e altri che manco se mi paghi. Va benissimo, ognuno deve fare quello che si sente. Ma non veniteci a dire che il sesso con le mestruazioni non si possa fare in toto, o come se fosse una roba da pervertiti, perché non è così.

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2. Il sangue mestruale non è tossico. Non si contrae la malaria né una maledizione azteca. E’ normalissimo sangue e a meno di non avere malattie gravi trasmissibili come l’hiv (ma anche in quel caso il problema non è il sangue, è lo scambio di fluidi corporei) non succede niente ad entrarci in contatto. Non è diverso da quello di un ginocchio sbucciato. Ripetiamolo: NON FA MALE.

3. Un dispositivo come Flex, pubblicizzato come innovazione assoluta nel suo bel packaging nero-lusso e nero-sesso (sono sfumature sottili, ma esistono), in realtà non è certo il primo né l’unico metodo per fare sesso senza far diventare la camera da letto il set di un film splatter. Oltre agli assorbenti esterni ed interni nonché alle coppette mestruali (argomento che approfondiremo in un post a parte) esistono già, per esempio, le spugnette vaginali e la Soft Cup. Le prime sono vere e proprie spugne naturali che vanno infilate nella vagina, più in alto di un assorbente interno, praticamente sulla cervice. E’ così possibile avere rapporti mentre le care spugnette assorbono il sangue ‘alla fonte’. La Soft Cup è esattamente uguale alla Flex: una coppetta mestruale più larga, con un anello in elastomero e polietilene (il materiale delle tettarelle) e il corpo morbido, da posizionare dietro l’osso pubico.

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Ora, qual è la differenza tra questi ultimi due prodotti? La Soft Cup è (inutile dirlo) rosa, essendo un prodotto considerato ‘femminile’, poche elette la conoscono e sanno che è un ottimo prodotto per fare sesso durante le mestruazioni. Flex è di fatto identica, se non fosse per il suo colore nero (adatto ad un pubblico ‘maschile’ forse?) e il suo slogan ‘Per persone che vogliono più sesso’. Insomma, finché sono un problema nostro le mestruazioni sono l’Innominato tra le Gambe, ma quando si arriva a risolvere l’annoso problema di come avere comunque rapporti, ecco che ci si rivolge agli uomini.

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Non fraintendetemi, mi piace molto come prodotto. Non è ancora in commercio, ma conoscendo le coppette mestruali e la Soft Cup, sono sicura che sarà molto utile a tante persone. Non mi piace lo slogan, il fatto che basti rendere un oggetto già esistente più ‘sensuale’ per fare soldi, il sottinteso per cui nonostante le buone intenzioni, Flex sembri più un modo per non far sapere al partner di avere il mestruo (ancora una volta resta un taboo) piuttosto che uno strumento per affrontare questa parte del ciclo in modo più sano e consapevole da parte della donna (e del partner). In più il prezzo è ancora un segreto. E anche in questo caso, vedremo se anche sul cartellino ci sarà differenza tra un ‘oggetto di cura quotidiana’ e un ‘sex toy’.

Ps. Come le coppette mestruali, Flex e Soft Cup possono essere usate per più ore, ma avendo una capienza più ridotta rispetto a una coppetta classica, arrivare a un uso di 12 ore mi pare francamente un’utopia, a parte per i flussi leggerissimi o i primi giorni di mestruo.

 

Dell’8 marzo e del porno al femminile

Non amo particolarmente la festa della donna. O meglio: ricorda un evento tanto tragico quanto importante della storia del lavoro femminile ed è un’ottima occasione per parlare di tutti quei temi che durante il resto dell’anno sembrano chissà come essere dei tabù (e sto parlando sia della sessualità in generale che della violenza sulle donne).

Tuttavia mi sembra che soprattutto negli ultimi anni sia diventata l’ennesima occasione per fare/subire battute più o meno sessiste e prenderci  delle ‘zoccole’ come prima e più di prima se solo proviamo ad organizzare sia una tranquilla serata tra amiche, sia (dio non voglia!) uno spogliarello maschile.

Visto che è la nostra giornata, do un consiglio spassionato ai signori in ascolto: se dovete deriderci o commentare le nostre scelte con acidità, potete tenervi le mimose e chiudervi la bocca. Almeno per oggi: in fondo sono solo 24 ore (ormai meno), non mi sembra di chiedere tanto.

Fatta questa premessa, approfitto appunto della festa della donna per cercare di distruggere un altro tabù: il porno femminile. Vi do una notizia: anche le donne guardano film porno. Di più: il 24% degli utenti di PornHub, uno dei più grandi e affermati siti di video hard del mondo, sono appunto donne. Solo che, come in molti altri ambiti della vita quotidiana, il mercato sembra ignorare questo dato. Il risultato è che la maggior parte dei film porno, oltre a essere spesso più ridicoli/grotteschi che eccitanti ed avere trame trite e ritrite (quando hanno delle trame), sono rivolti a un pubblico maschile: inquadrature che si concentrano sui genitali, sesso a volte violente, nessuna attenzione al godimento delle parti, versi più da Tarzan che da amplesso. E appunto, nessuna trama né attenzione alla parte emotiva.

Ora, prima che protestiate “Ecco, vedi che le donne non amano il sesso ma  solo coccolarsi!?”, vi vorrei ricordare ’50 Sfumature di grigio’. Nonostante siamo ancora nel territorio del porno così soft da poter essere usato come ammorbidente, il successo del libro prima e del film poi è stato enorme. Con un pubblico in prevalenza femminile. Se la trilogia fosse stata scritta meglio e il film fosse stato meno puritano (ah, le inquadrature che scivolano verso il soffitto durante l’amplesso… come potremmo vivere senza?), avrebbe potuto essere un decente film porno per donne.

Fortunatamente in questo campo non mancano le professioniste e le pioniere. La rete, oltre a decretare il grande successo di PornHub, ha dato modo a un crescente numero di registe donne di creare (finalmente) un nuovo filone di porno dedicato alle donne, sia dentro che fuori lo schermo.

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Tra le tante registe, senza voler dimenticare il prezioso contributo delle pioniere degli anni Settanta e oltre, come Candida Royalle, che nell’84 fondò la casa di produzione Femme Production, Erika Lust è sicuramente la più conosciuta. Date un’occhiata al suo speech al TedxVienna di qualche anno fa: è illuminante. Il suo motto è: “L’eccitazione è dolce, l’oggettificazione della donna invece è amara”. Il suo obiettivo quindi è creare del porno che mostri “tutta l’intimità, la bellezza e la gioia del sesso”, dove i film siano scritti, girati e prodotti da donne e che mostrino donne nell’atto di apprezzare davvero il sesso. Il che si traduce in film con una trama (finalmente!), fotografie che mostrino l’eccitazione degli attori e la potenza degli orgasmi, piuttosto che concentrarsi su singole parti del corpo, una maggiore attenzione alla donna come protagonista e non ‘oggetto di scena’ urlante.

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La Lust ha anche creato una serie di film porno, dal titolo XConfession, basata sulle fantasie dei suoi (o meglio, delle sue) utenti. La varietà e le differenze sono finalmente al centro della scena: basta con il modello dell’attore pono super dotato e dell’attrice bionda, procace e bianca. I suoi porno rappresentano donne (e uomini) di tutte le taglie, colori forme, tatuaggi, piercing, peli pubici, a volte persino disabilità, nonché tutte le sfumature della sessualità, dalla più ‘vanigliosa’ alla più kinky.

Altri nomi del porno femminile sono le registe Jessica Drake e Bree Mills, regista fondatrice di Girslway, casa di produzione con sole attrici donne e candidata per il migliore film e la migliore sceneggiatura agli AVN Awards del 2015. Ma i nomi e le case di produzione si stanno moltiplicando a vista d’occhio, in parallelo al crescente interesse delle donne al porno femminile. E questa volta, sembra che il mercato se ne sia finalmente accorto…

Degli Oscar… piccanti

La notte degli Oscar: decine di attori e attrici inguainati in improbabili azzardi stilistici per percorrere pochi metri di tappeto rosso, sorrisi a denti stretti e così falsi che manco le Louis Vuitton dei vu’ cumprà, critici ed editorialisti di moda con la bava alla bocca, pronti a stroncare il minimo capello fuori posto, la ruga, la pancetta, la lacrima, e dulcis in fundo, Leonardo Di Caprio che accende l’ennesimo cero e promette il suo primogenito al dio dell’Academy in cambio di una dannata statuina. Considerando la mattanza che questa fatidica notte comporta ogni anno, non mi stupisce che l’organizzazione rifornisca attori e attrici nominati con ricchi regali e gift bag. Un premio di consolazione, in fondo,  non si nega a nessuno (neanche a Leo).

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Tuttavia, all’inconfondibile sfilza di lussuose stranezza che solo Hollywood sa scovare (vogliamo ricordare il sale bio da cucina da 1.500 dollari regalato l’anno scorso?), quest’anno nelle borsine-regalo dei nominati agli Oscar ci sarà anche qualche regalino piccante… e in alcuni casi decisamente imbarazzante. Non imbarazzante alla “arrossisco in modo finto-pudico perché ho un dildone nella gift bag (e non vedo l’ora di usarlo)”, ma più alla “E questo CHE COS’E’??”.

Tra i vari motivi per cui questa notte rimpiangeremo tutti di non essere attori pluri-premiati nominati all’Oscar, c’è prima di tutto lui: Fiera. Il sex toy per la diva che vuole essere ‘pronta’ al gran momento. E non sto parlando della premiazione con la fatidica statuetta…

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Si tratta di un sex toy che promette di “risolvere scientificamente il problema della bassa libido”. Come? Con una ventosa per la clitoride. Funziona un po’ come il nuovo ma non troppo Womanizer, sex toy con il quale condivide oltre all’idea di base, anche un nome degno del miglior porno di serie B. Anche se a questo punto ci aspettavamo tutti un design in linea con tale nome, leopardato o animalier come minimo. Invece Kate Winslet e colleghe si dovranno accontentare di un più discreto e minimale ‘mouse’ viola e bianco.

Va usato prima dell’atto sessuale (è un sex toy ‘before-play’, si legge sul sito dei produttori) e serve a “risvegliare la libido” con una suzione della clitoride che mira a richiamare il flusso sanguineo in quella zona, rendendola ovviamente più sensibile, e a portare la fortunella nel mood giusto per ricevere il proprio lui. Il tutto grazie a una vera e propria ventosa in silicone, che aiuta il sex toy a rimanere ‘al suo posto’ mentre sbrigate le vostre faccende o interpretate la scena madre dell’ultimo film di Tarantino. Insomma, un cunnilingus portatile e tascabile, e tutto per la modica cifra di 250 dollari.

Non male, Hollywood, non male. Ma potevi fare di meglio.

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E infatti nella stessa gift bag, sempre le signore potranno trovare, tra un kit per farsi la sauna in casa (5.060 dollari) e Memobottle, la pratica bottiglia d’acqua rettangolare (47 dollari, una cosuccia) per entrare nelle borsette griffate senza schiacciare l’ancora più griffato chihuahua che immancabilmente vive al suo interno, ci sono anche trattamenti di grido (o da grido, d’orrore per la precisione).

E non stiamo parlando delle massacranti sedute di fitness con il personal trainer delle star Alexis Seletzky (900 bigliettoni), ma dell’innovativo quanto inquietante trattamento Vampire Breast Lift. Un nome che è tutto un programma…

In realtà è piuttosto semplice: consiste nel prelevare il proprio sangue da varie parti del corpo e iniettarlo direttamente nel seno, per avere un decolleté da far sbavare Edward Cullen e famiglia per numerose decadi. Costo: 1.900 dollari, assicurazione anti-vampiro esclusa.

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Io a questo punto spero che Di Caprio ottenga la sua tanto agognata statuina, anche perché oltre a un buono da 45mila dollari per il noleggio di un’Audi, non ci sono molti altri premi di consolazione per i concorrenti maschi, nella gift bag degli Oscar 2016. Anzi qualcosa c’è: un campioncino di carta igienica griffata Joseph’s Toiletries, una cosuccia da 134 dollari. E per questa cifra, o è fatta di anime di bambini e capelli di vergini, o deve come minimo assicurare un orgasmo ad ogni ‘passata’. Facci sapere, Leo.

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