Quel brivido piacevole: storia della (mia) masturbazione

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Iniziò tutto in piscina, avevo credo 8 anni o giù di lì. Lo ricordo bene, come si ricordano le cose importanti o speciali dell’infanzia. Stavo facendo una vasca a rana, l’ultima di una lunga serie. Sentivo già il formicolio alle gambe, quello che ti prende quando non ce la fai più, che il giorno dopo si tramuterà in acido lattico e in intorpidimento. Solo che stavolta il formicolio si propagava, invece che dal polpaccio alla coscia, da un punto imprecisato nella pancia verso il basso. E si allargava, come le increspature dell’acqua dopo un tuffo, si allargava e cresceva di intensità. Finché a un certo punto il formicolio è diventato un brivido caldo, una specie di spasmo che mi ha fatto portare le gambe al petto, come un crampo inaspettato ma non doloroso, anzi, sembrava quasi… piacevole. Bello. Arrivai a fondo vasca senza fiato ma felice.

Rana-piscina-acqua

Rana diventò il mio stile di nuoto preferito, ma non provai più quello strano brivido mentre ero in piscina.

Qualche anno dopo, nel mio letto, di nuovo quel formicolio, di nuovo quel brivido. Ma non c’era spazio per scalciare, così a pancia in giù tesi tutti i muscoli, gli addominali, i quadricipiti, i lombari, feci leva su un braccio, mentre l’altro scivolava automaticamente verso quel punto imprecisato che avevo tra le gambe e che sapevo solo di non poter toccare, perché non stava bene. Non stava bene ma mi faceva stare bene, eccome, così mezza intontita dal sonno, strofinandomi per metà contro il materasso e per l’altra metà contro il dorso della mano (se mi toccavo solo con il dorso era meno grave, forse), cercavo quel momento in cui l’angolo e la pressione era semplicemente perfetta e e… Ancora più bello, ancora migliore, qualcosa di più rispetto a quel brivido strano provato in piscina.

Qualche anno dopo, verso la fine delle scuole medie, la mia allora migliore amica mi fece un regalo che oggi definisco stupendo, ma che all’epoca non apprezzai forse quando avrei dovuto: un massaggiatore per la schiena. Era uno di quei cosi di plastica con tre “gambe” per meglio massaggiare la schiena e un pulsante che si azionava con la pressione sul manico, che lo faceva vibrare. La parte centrale tra le gambe era concava e liscia. Non so come, non so quando, ma trovò la strada per quel punto strano tra le gambe, una notte che stavo nuotando a rana nel mio letto, rincorrendo un brivido tanto piacevole.

 

Massaggiatore-primo-vibratore-valiziosa

 

Oggi, con qualche anno e qualche centinaio di orgasmi in più sotto la cintura, posso dire che quel tripode fucsia e viola è stato il mio primo vibratore.

Qualche anno dopo ancora, un’adolescente un po’ sfigata al liceo. Poco successo con i ragazzi, tanta curiosità, i libri che per me ci sono sempre stati. Tra tutti, “Il piacere è tutto mio”, comprato con i soldi della paghetta da Feltrinelli, cercando di darmi un tono alla cassa perché quello era un libro sulla riscoperta e la riconquista del piacere femminile e caro libraio, hai davanti una ragazza emancipata e che sa quello che vuole. Anche se non sa ancora come arrivarci. Ma quel libro è stato una bella pietra miliare, soprattutto dal punto di vista anatomico.

Sorvoliamo, qualche anno dopo ancora, una prima volta non memorabile (come purtroppo è per molte ragazze), una relazione ancora meno memorabile, ma che importa, il mio piacere me lo procuro anche da me, il massaggiatore per la schiena era sempre lì, sul mio comodino, silenzioso nel suo segreto, quasi ammiccante.

Sorvoliamo i tanti libri che sono seguiti, perché sono sempre andata meglio nella teoria che nella pratica, nello studio prima ancora che nella sua applicazione. Così ne sapevo a tronchi di sesso e clitoridi e fellatio, ma l’esperienza sul campo era come le temperature al Polo Nord: sotto zero.

E allora basta, mi dissi, ancora qualche anno dopo, galvanizzata dall’università, ormai adulta (credevo) ed emancipata (credevo, di nuovo), se non c’è nessun volontario, come canta Alex Britti, “l’amore lo faccio da me”. Il primo giro perlustrativo in un sexy shop (un po’ deludente, a dire il vero), e il primo acquisto (un dildo in jelly rosa ancora più deludente, che per fortuna non usai mai visto che è  un materiale tossico).

 

Porta-sex-toys-armadio-valiziosa

 

E un altro e un altro ancora, perché anche se i ragazzi andavano e venivano con una certa regolarità (alleluia), una costante restava: se non pensi tu per prima a creare e a darti piacere, a scoprire te stessa e le potenzialità del tuo corpo e della tua mente, difficilmente lo farà qualcun altro.

Il sesso è bello, il sesso è divertente, il sesso fa parte della nostra vita. Che sia da solo o in compagnia, tra persone dello stesso genere o meno, attraverso feticismi, inclinazioni e orientamenti sessuali diversi, non importa. Basta che sia sano, consensuale e consapevole.

Buon maggio, mese della masturbazione, maliziosi e maliziose!

 

 

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