Della nuda prevenzione (o Della campagna Fiocco Rosa 2015)

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Possibile che si riesca a sessualizzare anche il cancro al seno? Possibile, sì.

Mi spiego meglio. Ciò a cui mi riferisco, è la campagna pubblicitaria Nastro Rosa 2015 della Lilt e del ministero della Sanità. Per chi non sa di cosa stiamo parlando, ecco la foto del cartellone, dove una Tatangelo in topless si abbraccia languidamente le tette, con un effetto push up che manco la Yamamay nei tempi d’oro.

tata

Un’immagine che sta scuotendo diverse coscienze, non tanto perché per l’ennesima volta ci troviamo una donna nuda su un cartellone pubblicitario (questa, tristemente, non è una novità), ma perché una donna seminuda e ammiccante si trova su quello che dovrebbe essere il messaggio di punta della prevenzione al cancro al seno, che ogni anno in Italia colpisce una donna su 8.

Ora, a parte la mancanza di logica pubblicitaria (da che mondo e mondo le pubblicità con nudi sono fatte per gli occhi maschili), ma è mai possibile che quando si parla di tette, che sia in camera da letto o in un ambulatorio, a tutti venga la bava alla bocca e le le sinapsi migrino verso sud? Persino quando si parla di una malattia che uccide? Seriously?

Se lo sono chieste tante donne (normali, senza addominali scolpiti e tette a gravità zero, per non parlare delle sopravvissute al tumore). Tra queste anche docenti, psicoterapeute, chirurghe, blogger e insegnanti che in gruppo hanno mandato una lettera aperta (potete leggerla qui) al ministro della Salute Lorenzin e alla Lilt per chiedere il ritiro della campagna (per adesioni, inviate una mail con il vostro nome, cognome e, se lo desiderate, professione a pinkwashing2015@gmail.com).

E sia chiaro: come le firmatarie della lettera, NON HO NULLA contro la Tatangelo. Lasciatemelo ribadire in stampatello, visto che questo concetto evidentemente non passa: NON E’ LEI IL PROBLEMA. Anzi. Lei in quanto mamma sana, con un figlio e attenta alla prevenzione, è un’ottima testimonial per la causa. Ma appunto questo concetto di salute, serenità e consapevolezza, non poteva essere trasmesso con una maglia addosso? Comincio a preoccuparmi per la prossima campagna di prevenzione al tumore alla prostata

Davanti a una malattia che mette a rischio, oltre che la vita delle donne (ma anche di uomini, ricordiamolo) anche il benessere psichico per non parlare dell’autostima (la mastectomia non è proprio una passeggiata e non tutte possono permettersi una bella protesi di silicone, dopo), l’ultima cosa che vorremmo vedere è una topa mezza nuda in posa ammiccante da pubblicità di reggiseni.

Non ce ne frega niente di vedere le tette della Tatangelo (o di qualsiasi altra testimonial, sempre perché, ripetiamolo và, NON E’ LEI IL PROBLEMA). Vogliamo prevenzione, non doppi sensi e ammiccamenti stile calendario del meccanico Mario.

Vogliamo una comunicazione fatta per le donne (non necessariamente da donne, ma la cosa non guasterebbe). Possiamo evitare di spiattellare una donna nuda almeno su queste cose? Per favore?

4 thoughts on “Della nuda prevenzione (o Della campagna Fiocco Rosa 2015)

  1. Il meccanismo fondamentale è che un bel corpo (nudo) attiva una reazione di interesse sessuale (diretto per i maschi, di curiosità ed emulazione per le femmine) e questo è utilizzato per coinvolgere una persona ai propri fini comunicativi.
    Fondamentalmente nulla di nuovo direi.

    Il fatto che abbiano attirato anche la tua attenzione – reazione dimostra che la loro strategia ha una qualche efficacia.

    1. Possiamo dire le cose come stanno? Il “bene o male, basta che se ne parli” è una strategia di comunicazione da terza elementare (ma anche ultimo anno di asilo). Senza contare, che nell’era dei social spesso è un’arma a doppio taglio. In ogni caso, dai responsabili comunicazione della Lilt (in particolare, ma anche dagli altri pubblicitari in generale) mi aspetto un minimo di professionalità in più e una conoscenza dei meccanismi comunicativi che vada oltre quello che anche mia nonna 90enne saprebbe dire/inventare.
      Anche perché diciamolo: non siamo (tutti) cretini, lo capiamo benissimo quali sono i meccanismi della pubblicità. Se la Lilt voleva coinvolgere le donne (perché la campagna è rivolta principalmente a loro/noi), beh, missione fallita mi pare. Come donna non mi sento coinvolta, il cartellone non ha attirato la mia attenzione, ma la mia indignazione, non per il nudo in sé (ognuno è libero di mostrare il proprio corpo) ma per un’associazione (nudo/sessualità/malattia) che proprio non ci stava. Andrò a una visita di prevenzione durante l’Ottobre rosa? Certo. Ma non ci andrò perché ho visto le tette della Tatangelo. Nel bene o nel male. Ci andrò per me, per la mia salute. 🙂

  2. Valiziosa, hai presente alcune barzellette che fanno sbellicare? Sono il non plus ultra del politicamente scorretto. Ecco, tu invece prova a mettere insieme una barza per bene, elegante, corretta e poi osserva cosa succede quando la racconti.
    Yaaawn
    /:-( )
    Anche coloro che si occupano di comunicazione penso si pongono la questione se essere corretti o essere efficaci.

    > il cartellone non ha attirato la mia attenzione
    Beh, direi che ci hai scritto pure una pagina.
    Direi che ha molto attirato la tua attenzione; in questo caso la reazione non è “positiva” ma una qualsiasi reazione è meglio di una non reazione e anche questo è noto nella comunicazione di “breve termine”.

    Poi, se vogliamo ragionare sui cambiamenti e sul fatto che certe buone pratiche, l’ecologia, la prevenzione si diffondano tra la popolazione allora si apre un’intera biblioteca peraltro quasi solo popolata di falllmenti (visto come va ‘sto povero mondo).

    1. Se n’è parlato? Sì e tanto. La campagna è stata efficace? Assolutamente no! Se la comunicazione si basasse solo sul far parlare di sé allora tutte le aziende farebbero cavolate e scriverebbero post offensivi pur di apparire, anche nel male. Non funziona così (per fortuna). In questo caso in particolare, che è ancora più delicato perché non c’è alcun prodotto da vendere ma “solo” un reminder per le donne sulla prevenzione. Esiste quella cosa che è il ritorno mediatico del Brand a cui la maggior parte delle aziende tiene molto, soprattutto sul web. Infine c’è una bella differenza tra un post/un’opera/una pubblicità provocatoria, al limite del politicamente scorretto e le barzellette da bar. E soprattutto tra pubblicità e barzellette da bar, è una nozione base. Se la Lilt non ha capito questa differenza, ecco, la cosa è preoccupante… Grazie comunque per la tua opinione, queste conversazioni sono molto stimolanti 🙂

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