Di cinquanta sfumature per una storia stinta

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Nel caso abbiate vissuto in un buco o in una capanna in Tibet negli ultimi due anni, vi informo che l’erotismo è uscito dai sui scaffali semi-nascosti accanto ai libri di cucina e bricolage (strano accostamento che spiega tante cose) per invadere le vetrine delle librerie. E giusto in tempo per San Valentino, il film “Cinquanta sfumature di grigio” porterà sul grande schermo il primo volume della trilogia best seller di E. L. James.

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Per chi non avesse ancora letto questo capolavoro trash post-moderno (e si guardasse bene dal farlo), un rapido Bignami: l’imbranatissima e scialba Anastasia Steele si innamora perdutamente del miliardario sado-masichista e complessato Christian Grey, che la introduce alle pratiche bondage (chiamasi per estensione BDSM) e alla sua Stanza di Giochi/torture, facendole firmare un contratto di Sottomissione. Ovviamente, Anastasia cerca di salvarlo dai suoi demoni, facendogli scoprire le gioie del sesso “alla vaniglia” e di una relazione normale (sic).

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Nonostante non si possa parlare di libro, o di letteratura erotica (sarebbe un’offesa alla narrativa e ai tanti che si dedicano alla scrittura), questa trilogia mi ha insegnato molte cose. Eccone alcune:

1. che persino una fanfiction di Twilight può diventare un successo mondiale, se si ha un ufficio marketing  capace di fare miracoli. Come ovviare al fatto di non aver trovato una scrittrice degna di tale nome. Chapeau;

2. che la sindrome da crocerossina dei romanzi di Bronte e Woolf è ancora l’ingrediente fondamentale della letteratura dedicata alle donne (erotica e non) e dell’immaginario femminile;

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3. che parole come vagina, vulva, clitoride, piccole e grandi labbra, ventre, pube e sinonimi sono sopravalutate. Basta definirle con un molto esaustivo ed evocativo  per tutta la storia, come la sessuologa della Marchesini, e passa la paura;

4. che aggettivi come “maniaco del controllo”, “pericoloso”, “stalker”, “autoritario”, “stronzo presuntuoso”, che nella vita reale farebbero (o dovrebbero far) partire una denuncia per violenza domestica, in un romanzo sono caratteristiche adorabilmente romantiche e segno di vero amore;

5. che la verginità è una “faccenda da risolvere” e che è perfettamente plausibile che una ventunenne senza esperienza che non si è mai masturbata raggiunga due orgasmi di fila al suo primo rapporto sessuale. Scusate un attimo, salgo sul mio unicorno volante e vado a ritirare il premio Nobel alla letteratura, poi torno;

6. che Christian Grey è  “un adone”, “un dio greco”, incredibilmente bello”, anzi “la quintessenza della bellezza maschile”. Concetto sottile e complesso, tanto che deve essere sottolineato dalla protagonista per 96 volte in tutto il romanzo. Sì, le ho contate. Capita quando ci si annoia;

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7. che ho una naturale avversione all’uso del termine “dea interiore”. Potrebbe essere un’intolleranza tutta mia. Oppure una reazione allergica all’inserimento di auto-celebrazioni new age in una storia dove l’autostima non è stata proprio invitata;

8. che la letteratura erotica (quella vera) avrà vita dura, ora che le librerie sono state invase brutte copie del peccato originale (sono trasalita quando ho trovato tra le novità proposte di una grande catena “Le 100 sfaccettature di Mr. Diamond”. Aiuto);

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9. che una linea di sex toys dedicata alla trilogia per far scoprire il BDSM (o almeno le sue basi più soft) a chi non ha mai voluto/potuto superare l’imbarazzo e la paura è un bel colpo. Chapeau (questa volta sul serio).

E a proposito di serietà…

10. che la violenza domestica non è uno scherzo, e ha dinamiche in primis psicologiche molto simili a quelle vissute dai due protagonisti. Mi ha messo molto a disagio il fatto che Mr. Grey compri ad Ana un telefono, un’auto nuova, un pc, che la tenga sotto controllo anche al di fuori del loro ‘contratto’, che sappia sempre dov’è, cosa sta facendo, dove lavora e lavorerà, con chi esce, se sta mangiando abbastanza e se si è vestita come vuole lui (con i vestiti comprati da lui), nonostante le proteste di lei (che comunque non firma nessun contratto nel primo libro). Per essere chiari: questo non è BDSM. Questo è stalking. 

Il che non vuol dire che l’argomento sia tabù, o che la trilogia debba essere bannata, boicottata o censurata. Se piace bene, se si hanno gusti più raffinati (o semplicemente se si ama leggere libri scritti come si deve) bene uguale (qui c’è la mia personale reading list senza sfumature). Proprio in quanto femminista confido nelle capacità di discernimento delle donne e nel loro libero arbitrio. Il fatto di indulgere su una fantasia (anche violenta) per eccitarsi non vuole automaticamente dire che quella stessa fantasia debba diventare realtà. Ma, ecco, se una mia ipotetica figlia quindicenne volesse leggere questi libri, mi prenderei 5 minuti per spiegarle che se vuole provare il bondage o il sado-maso ci sono libri e luoghi più adatti per approfondire bene il discorso (sicurezza in primis) e che il tipo di relazione tra Ana e Christian non è assolutamente un modello di riferimento per una rapporto sano.

Chiarito questo, le augurerei buona lettura e buon divertimento. Perchè preso per quello che è (un libro mediocre con una storia a modo suo intrigante e una buona tensione sessuale che sfocia in occasionali scene coinvolgenti), “Cinquanta sfumature di grigio” è un modo tutto sommato piacevole per passare qualche ora di svago senza impegno. E a tutte quelle che andranno a vedere il film, buona visione. Mi saprete dire com’è.

Io in questo momento ho bisogno di disintossicarmi dal “bondage alla vaniglia” con un buon libro. Erotico ovviamente.

gricia

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Ps. Per chi volesse approfondire le pratiche BDSM, molte blogger statunitensi consigliano il libro “50 shades of kink: an introduction to BDSM” di Tristan Taormino. Mentre su MySecretCase.com è già pronta una bella selezione dei sex toys della linea 50 Shades of Grey. Maneggiare con cautela: è roba che scotta. 😉

One thought on “Di cinquanta sfumature per una storia stinta

  1. Eheh, è un po’ di tempo che non leggo certi termini..
    Cattivomaestro, quando lo incontravo e mi raccontava del suo vissuto nel mondo BDSM, mi dava del vaniglione e io me la ridevo.

    Tra le altre cose, se ricordo bene, uno dei postulati dell’ecologia BDSM è che nella vita NON si giocano i ruoli che ci sono nell’eros ed è bene che ciò non avvenga.

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