“Con la Pole Dance alleno l’autostima e la sicurezza delle donne”

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La mia intervista a Elisa di Chello, insegnante di pole dance 

“Se riesci a sollevare tutto il tuo peso di donna con una mano sola, perché non dovresti riuscire a raggiungere i tuoi obiettivi anche fuori dalla palestra?”

Questa è la frase che mi è rimasta più impressa dalla bella chiacchierata  fatta con Elisa Di Chello, insegnante e fondatrice della scuola Pole Dance Bologna che proprio quest’anno compie 10 anni.

37 anni, mamma di due splendidi bimbi, ma soprattutto una donna “ovaiuta” che a Bologna è riuscita a costruire un vero punto di riferimento della Pole Dance, per le sue allieve, ma anche per molte aspiranti insegnanti provenienti da tutta Italia, che frequentano i suoi corsi di formazione e aggiornamento.

Perché ve lo dico: la pole dance è tutto tranne che facile. Quel palo scivoloso al quale ti aggrappi con tutte le tue forze non ti perdona nulla, ma è in grado di farti tirare fuori il meglio di te. Un po’ come una metafora della vita: alla fine sarai tu a sollevarti, sarà il tuo sudore, il tuo impegno e la forza delle tue braccia – nient’altro – a portarti in alto e a farti volteggiare, alla ricerca di quell’immagine di bellezza, grazia e potenza che è il corpo umano.

 

Elisa Di Chello, insegnante di pole dance alla Pole Dance Bologna
Elisa Di Chello, insegnante di pole dance e fondatrice della scuola Pole Dance Bologna

 

Iniziamo dai falsi miti da abbattere sulla Pole Dance….

“Iniziamo subito: la pole dance è uno sport a tutti gli effetti, al pari della danza classica e della ginnastica artistica. Serve impegno, costanza e tanto allenamento, non basta strusciarsi su un palo e fare due moine. Anche se oggi fortunatamente meno persone associano questa disciplina agli strip club: c’è maggiore consapevolezza, anche grazie alla crescente qualità delle scuole, dei tornei e a una maggiore visibilità sui media. Come ogni disciplina oltretutto ha tantissime sfacettature: c’è l’Exotic, che si balla con i tacchi alti, la ContemPole, che combina movimenti dalla danza contemporanea, la Pole acrobatica e persino la Pole Sport, che viene praticata attraverso gare con punteggi e criteri specifici, molto simile alla ginnastica artistica. Nella mia scuola cerco di praticarla in tutte le sue forme, senza dimenticare le attività senza il palo come la Flexy, dove andiamo a lavorare sull’elasticità del corpo e sul suo potenziamento”.

A proposito di corpi, quali sono i benefici fisici della pole Dance (o le sue eventuali controindicazioni)?

“Nessuna controindicazione, a parte i segni sulle cosce. Sicuramente non è uno sport adatto a chi ha problemi pregressi ad articolazioni e simili. In generale però la Pole, oltre ad essere un’attività ottimale per mantenersi in forma e tonificare, è una disciplina abbastanza completa, che combina in modo equilibrato flessibilità e potenza. Un’ottima alternativa alla palestra, che allena anche la resistenza”.

Quindi non bisogna essere per forza magre e giovani per praticare la Pole Dance…

“Assolutamente no, anzi questa disciplina è un’occasione per prendere maggiore coscienza del proprio corpo e imparare ad apprezzarlo, a curarlo dal punto di vista del benessere fisico e di quello psicologico. Donne più mature, alte, basse, sovrappeso, magre, ragazze giovani o madri: tutte possono fare Pole Dance. I limiti più che fisici sono spesso mentali…”

In che senso?

“Che siamo abituate a sminuirci, a dubitare delle nostre potenzialità. Invece secondo me la Pole Dance è un motore di autostima potentissimo. Dà alle donne una sicurezza in sé stesse che spesso non trovano in nessun altro ambito: confrontarsi in modo diretto con la propria forza fisica, riuscire a sollevarsi usando unicamente i propri muscoli, sono lezioni che vanno al di là dell’aspetto tecnico o coreografico”.

E’ anche una bella metafora: mi sollevo da sola…

“Già. E la sensazione di riuscire, di poter concludere con successo una figura particolarmente insidiosa o difficile, dà una botta di autostima non indifferente”.

 

Una lezione alla Pole Dance Bologna
Una lezione alla Pole Dance Bologna

 

La sicurezza in sé stesse passa anche dall’abbigliamento?

“L’accettazione del proprio corpo fa necessariamente parte del percorso di una performer di Pole. Stare seminuda davanti a uno specchio assieme a tante altre donne e ragazze ha un bell’impatto visivo e psicologico, a prescindere dalle luci soffuse della palestra. Ma qui non conta essere belle. Come pole dancer noi non cerchiamo la bellezza del corpo, ma la bellezza delle linee. Si tratta di una bellezza che non è data dall’apparenza, ma che viene creata dalla donna stessa con fatica e impegno, e soprattutto lavorando sulla percezione del proprio corpo. Questo lavoro ha un risvolto anche nella vita di tutti i giorni. E poi a lezione si crea quella coesione tra donne di cui secondo me, al giorno d’oggi, abbiamo davvero bisogno”.

Anche nella sfera sessuale?

“Spero proprio di sì! Mi ricordo le prime volte che mi spingevo fino a Manchester per frequentare workshop e stages: alla fine della lezione mi strusciavo su ogni parete, avevo una carica addosso, una tale consapevolezza di ogni mio singolo movimento… In fondo è questa la sensualità: la sicurezza del corpo e l’esaltazione della forza femminile. Molto di quello che facciamo a lezione può essere trasportato anche nell’intimità: sapere come mettere i piedi, come piegarsi e come assumere o mantenere una certa posizione, per non parlare della forza delle braccia…”

Insomma, abbandoniamo il Missionario ogni tanto…

“Esatto! E non parliamo di contorsionismi da Cirque du Soleil o di performance da film porno, ma di sicurezza e padronanza del proprio corpo. Fa una differenza abissale”.

Quindi si fa Pole per mantenersi in forma, perché piace la disciplina, per essere più sicure…. E anche un po’ per sfidare la società?

“Forse all’inizio c’era questa voglia di ribellione e trasgressione. Ma credo che oggi si tratti più di una sfida verso noi stesse. C’è chi inizia un corso di Pole Dance per provare quacosa che mai avrebbe pensato di fare nella vita. Anche in questo senso è una piccola forma di liberazione”.

Domanda banale: fidanzati, mariti, compagni vari… Come se la passano?

“Li vedo sempre che accompagnano le ragazze, tutti contenti... Direi che traggono molti vantaggi da questa cosa. Non credo che nessuno abbia il motivo né il diritto di sentirsi geloso”.

Qual è il migliore insegnamento che senti di aver trasmesso e di cui sei più orgogliosa?

“Sicuramente il fatto di farcela, di credere in sé stesse e trovare la tenacia per riuscire nei propri obiettivi. Pensa che tempo fa mi contattò una donna siciliana, che voleva partecipare a uno dei miei corsi di formazione per insegnanti. Si è iscritta e per arrivare qui a Bologna ha preso un aereo per la prima volta nella vita: non si era mai allontanata dalla propria città, non era mai uscita dalla sua regione. Sapere di averle dato un motivo per superare i propri limiti e uscire dalla sua comfort zone, per me è stata una rivelazione potente. Sono orgogliosa di essere riuscita a trasmettere la mia passione, di aver ispirato molte donne e ragazze a fare quel passo in più, non necessariamente verso la Pole Dance, ma comunque verso i propri obiettivi”.

Come ti sei avvicinata alla Pole Dance?

“Come molti e molte insegnanti, il mio primo approccio alla pole è stato in un night club: all’epoca abitavo a Roma e insegnavo già danza contemporanea a livello professionale. Una sera vidi questa performer esibirsi in un locale: rimasi ammaliata dal suo modo di muoversi, ma soprattutto mi incuriosì molto ritrovare movimenti di danza classica e moderna su un palo. Persino le mie prime lezioni di Pole sono state in un night club, perché all’epoca era il solo posto dove potevi trovare gli strumenti necessari. Dopo pochi mesi, l’insegnante che seguivo mi ha chiesto se mi andasse di darle una mano con le lezioni. Ovviamente ho detto di sì e ci siamo trasferite in una palestra, comprando da sole i pali (tra i quali uno per casa mia). Qualche anno dopo mi sono trasferita a Bologna e qui è iniziato tutto, questa bella avventura lunga 10 anni”.

Nessun rimpianto?

“Nessuno. Non nascondo che ho avuto dei dubbi, soprattutto una volta diventata mamma: misono chiesta se fosse la professione “giusta”, se avrebbe sottratto del tempo alla mia famiglia e ai miei figli… Ma sono orgogliosa della strada che ho intrapreso e di ciò che ho costruito fin qui. Voglio continuare a vivere la mia passione, in barba a tutti i preconcetti che mi vorrebbero una mamma perfetta che non fa “certe cose”, per di più seminuda e su dei tacchi vertiginosi”.

elisa-di-chello-pole-instagram

 

E meno male, perché Elisa, oltre ad essere una gran figa – sul palo e non – è davvero un’insegnante stupenda. Maggiori informazioni sui corsi e le attività in programma si possono trovare sul sito della scuola Pole Dance Bologna

 

 

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