LGBche?!? Un glossario per affrontare al meglio il mese del Pride

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Un mese per essere se stessi. Anzi, un mese per essere orgogliosi di essere se stessi, lottando contro pregiudizi, discriminazioni e paura delle diversità.

Giugno è il Pride Month, ovvero un’occasione per celebrare la diversità in tutte le sue forme, generi e oritentamenti. La scelta è caduta su questo mese per commemorare i disordini e e marce di Stonewall Inn, avvenute a Manhattan nel 1969.

Per celebrare il mese del Pride e darvi tutti gli strumenti per diventare dei veri e propri alleati delle persone LGBTQIA (soprattutto in questo momento buio, come lasciano presagire le prime dichiarazione del nuovo ministro alla Famiglia), ho pensato di offrirvi un piccolo e utile glossario di tutti i termini associati alle lotte per il riconoscimento delle diverse espressioni di sé, nella vita sessuale e non. Per maggiori informazioni e per farvi una cultura, vi suggerisco inoltre la bellissima e coloratissima guida illustrata di Queercultureguide.com da cui ho tratto alcune delle immagini sottostanti.

In attesa che la Crusca trovi il tanto agognato articolo neutro, che manca dalla nostra lingua, auguro una buona lettura e un mese pieno di lotte e soddisfazioni a tutt*

 

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Iniziamo dalle basi

Genere: il genere è l’identità, ovvero la ricaduta sociale, psicologica e sulturale dell’avere genitali maschili o femminili. Rappresenta anche il bagaglio di aspettative, stereotipi, norme sociali e legali, che vengono determinate alla nostra nascita in base ai nostri genitali (il sesso biologico). Sesso biologico e genere sono dunque due cose diverse, ma spesso il primo influenza il secondo. Il genere, però, può non corrispondere al sesso biologico. O meglio, alcune persone possono sentire di non appartanere al genere che è stato loro assegnato alla nascita in base al proprio sesso. In questo caso si parla di disforia di genere: si può definire come la sensazione di essere “altro” rispetto al proprio corpo e/o alle conseguenze culturali ed educative che il sesso biologico e il genere assegnato determinano (vestire di rosa per le femmine, di blu per i maschi, essere indirizzati agli sport o a giochi più o meno maschili e/o femminili, etc.). In questo caso si possono intraprendere percorsi di “riassegnamento” del genere, per via ormonale o anche chirurgica (ma non necessariamente).

Orientamento sessuale: Diverso dal genere e dal sesso biologico, l’orientamento sessuale identivica il genere/sesso verso cui siamo attratti. Motivo per cui se una transessuale (MtoF è attratta da una donna, si definisce comunque lesbica.

LGBTQIA: La sigla che capeggia ad ogni Gay Pride sta per “Lesbiche, Gay, Bisessuali, Transgender, Queer, Intersessuali, Asessuali”, ed è stata coniata per racchiudere in un unico termine tutte le sfumature ad oggi riconosciute della sessualità, del genere e dell’orientamento sessuale umano. Perché se non incaselliamo le cose e non mettiamo etichette non stiamo bene.

Intersessuale: persona che ha entrambi i genitali, sia quello maschile che quello femminile. Si definiva anche Ermafrodita, ma è un termine desueto. Purtroppo capita spesso che, al momentodella nscita, i genitori o gli stessi medici, elimino chirurgicamente uno dei due set genitali (a volte quello meno sviluppato) per dare al bambino o alla bambina un unico sesso e dunque un unico genere.

Omofobia: odio o anche solo diffidenza verso le persone omosessuali (ma anche bisessuali, queer, etc.), che può esprimersi attraverso una sottile discriminazione come gesti violenti ed eclatanti, dalle molestie verbali a quelle fisiche, fino all’aggressione e all’omicidio. L’omofobo non è necessariamente una persona cattiva, ma è di sicuro una persona ignorante (nel senso che ignora il fatto che riconoscere diritti non vuol dire toglierli a qualcun altro) e, a mio parere, anche un po’ impicciona. Perchè per venire a mettere bocca nella mia vita privata, per decretare chi devo amare/scopare/sposare devi essere davvero molto impiccione. E anche un po’ infelice.

 

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Tratto da queercultureguide.com

Genere: le diverse sfumature

Cisgender: persona che si identifica con il genere assegnato alla nascita (e spesso corrispondente al sesso biologico)

Agender: persona che non si identifica/riconosce in alcun genere.

Gender-bender: giocare (“piegare”) con le norme legate al sesso e al genere, mettendole in discussione.

Transessuale/transgender: persona che vive come membro di un genere diverso da quello che gli è stato assegnato alla nascita attraverso il sesso biologico. Detta più semplicemente: un maschio che si identifica nel genere femminile, una femmina che si identifica nel genere maschile. Una persona trasngender/transessuale non è necessariamente gay/lesbica, il suo orientamento sessuale può essere diverso e vario come per tutti. E’ importante usare gli articoli giusti quando ci si rivolge o si parla di una persona transessuale. Se è MtoF (male to female, ovvero una persona determinata maschio alla nascita che sceglie di diventare femmina) va usato l’articolo femminile (una transessuale), se è FtoM (da femmina a maschio), va usato l’articolo maschile (un transessuale). Non è solo grammaticalmente corretto, ma è anche un segno di rispetto verso i desideri e l’identità di chi abbiamo davanti.

Drag queen: uomo che si traveste da donna esagerandone i tratti caratteristici/stereotipati e si esibisce in pubblico con performance canore e di danza. Una Drag queen non è necessariamente gay, né un travestito, né tantomeno un transessuale. Ci sono Drag Queen che tolti i panni di scena, vivono la loro quotidianità come una qualsiasi persona etero e cisgender.

Queer: persona il cui genere non è incasellato o che ama sperimentare generi diversi e non darsi etichette. Si definisce queer anche ogni comportamento/orientamento che non è incasellato nel binarismo uomo/donna o etero/gay. In soldoni: faccio quello che mi va, non mi rompete.

Bear: Viene chiamata così in gergo una persona gay, solitamente di sesso maschile, che si presenta come piuttosto imponente e un po’ pelosa (come, appunto, un orso). Il suo opporto è il Twink, ovvero un ragazzo, spesso giovane, molto magro.

Butch: modo colloquiale per definire una persona lescbica molto mascolina. Il suo contrario è la Femme, ovvero una persona lesbica molto femminile o che gioca con i tratti tipicamente assegnati alle persone di sesso femminile. Una sfumatura che sta nel mezzo è la Tomboy  (in italiano “maschiaccio”, ma rende poco).

 

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Un’immagina esemplicativa ideata da itspronouncedmetrosexual.com

 

Orientamento: ama chi ti pare

Omosessuale: persona attratta da un’altra persona dello stesso sesso/genere. Si parla comunemente di gay quando la coppia è formata da due uomini, lesbiche quando la coppia è formata da due donne.

Asessuale: Persona che non è attratta da nessun sesso, né maschile né. Non è una malattia, e contrariamente dalla credenza popolare, le persone asessuali non sono necessariamente caste (oltretutto esiste sempre  la masturbazione eh).

Pansessuale: persona attratta a livello romantico, sessuale e/o estetico potenzialmente da qualunque persona, indipendentemente dal suo genere/sesso. La differenza tra pansessuali e bisessuali è che i bisessuali sono attratti in egual misura da uomini e da donne, mentre i pansessuali sono attratti anche da chi ricade nall’ampio spettro che sta nel mezzo, ovvero le persone queer e/o agender.

Bisessuale: persona attrata da entrambi i sessi/generi. Sfatiamo subito un mito: i bisessuali non sono più o meno infedeli di etero e gay/lesbiche, né più promiscui.

Coming out: l’atto di dichiararsi apertamente gay/lesbiche con amici, parenti, colleghi di lavoro. Molto diverso dall’outing, ovvero l’atto di esporre una persona gay/lesbica al pubblico. Il primo è un atto volontario della persona omosessuale, il secondo è invece un abuso.

Poliamore: pratica o desiderio consensuale di vivere una relazione sentimentale in modo aperto e non monogamo. Sottolineo la parola chiave: consensuale. Se tradisci la tua compagna (o il tuo compagno) senza dirglielo, non sei poliamoroso, sei una merda. Punto.

 

Queste sono solo alcune delle parole e dei nuovi termini che la nostra lingua ha a disposizione per descrivere la realtà che cambia intorno a noi. Una realtà che – checché ne dica la politica – esiste già e aspetta solo di essere riconosciuta a livello normativo, culturale e sociale. Anche se queste lotte per diritti e uguaglianza sembrano non riguardarci o non toccarci così da vicino, non voltiamoci dall’altra parte: anche se non siamo protagonisti di questa causa, possiamo essere preziosi alleati per assicurare ai nostri amici, parenti o anche solo allo sconosciuto accanto a noi sull’autobus, un futuro migliore dove tutti (noi compresi) possano esprimere se stessi liberamente, senza barriere, etichette e stereotipi, ma soprattutto senza ostacoli normativi e culturali.

 

 

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