Role play: viaggio nelle fantasie erotiche e nei giochi “per adulti”

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Giochi erotici, sottomissione e dominazione, frasi piccanti: benvenuti nel mondo dei “giochi per adulti” e no, non stiamo parlando di sex toys (per questa volta). Oggi ci addentreremo nel misterioso mondo dei giochi di ruolo, principale sfogo delle nostre fantasie sessuali e strumento imprescindibile per riaccendere la passione sotto le coperte.

Giovhi di ruolo: fantasie piccanti

Giochi erotici: che cos’è il Role play

Il role play, in italiano “gioco di ruolo”, è la versione a luci rosse del “facciamo che io ero”. Non a caso mi riferisco a un gioco d’infanzia: dopotutto il sesso deve mantenere una componente giocosa e leggera, per mantenere viva la passione e la sessualità di coppia.

Perché dico questo? Perché recitare una parte, inscenare una fantasia particolare e stuzzicante, immaginare un contesto fantastico o semplicemente fuori dall’ordinario, ci costringe a staccare completamente dalla routine (sì, anche quella del sesso) e a investire energie e pensieri nella creazione di uno scenario.

E badate, non deve essere per forza uno scenario studiato e delineato nei più minimi dettagli: il role play può anche solo limitarsi a vestire i panni di un archetipo, di un ruolo più o meno dominante o sottomesso. Possiamo restare noi stessi, anche mentre fingiamo di essere quel qualcuno che nella vita di tutti i giorni non vogliamo o non posiamo essere, esplorare un lato della nostra personalità rimasto nell’ombra, riscoprire vecchie fantasie o scene di libri e film che ci hanno eccitato. Ma andiamo con ordine, e vediamo cosa significa mettere in scena dei veri e propri giochi da fare a letto.

Libera la fantasia… ma definisci le regole

Non servono per forza camerini e armadi pieni di vestiti di scena per fare role play: basta lasciare la fantasia libera di esprimersi… all’interno di una serie di regole definite e concordate dalle parti prima di iniziare a giocare. La cosa fondamentale è stabilire una parola chiave che fa fermare il gioco, nel caso le cose si mettano male o qualcosa non sia di gradimento a uno dei partecipanti. In alternativa si può sempre usare il codice colore: rosso sta per “ferma tutto immediatamente”, mentre giallo significa “va bene quello che stai facendo ma rallenta/fai più piano/abbassa un po’ i toni”.

Poi è bene pianificare la “scena”: l’idea è di avere un canovaccio di riferimento, non troppo dettagliato (lascerei da parte copioni e simili) per capire in che direzione si vuole andare. E’ bene chiarire prima di iniziare a giocare se ci sono atti, termini, frasi o particolari situazioni che potrebbero metterci a disagio. Ad esempio, “le sculacciate sono ok, ma gli schiaffi in faccia no”, oppure “puoi insultarmi ma non chiamarmi xyz perché è una parola che mi mette a disagio” e via dicendo. Questa parte si chiama negoziazione ed è fondamentale, ma soprattutto ogni partecipante al gioco deve avere ben presente le regole, senza possibilità di appello o scuse.

Questo anche perché quando si entra nel vivo del gioco di ruolo e nel proprio personaggio, è molto facile perdere per un breve momento la cognizione di sé, soprattutto se si è la parte che riceve o subisce determinate azioni o stimolazione. In inglese questo stato di trance leggera è chiamato “sub-space”, e visto che può rendere difficile esprimersi con parole articolate e dettagliate, è meglio stabilire prima come fare per fermare o mettere in pausa il gioco, nel caso ce ne fosse bisogno.

Giochi di potere: dominazione e sottomissione

I giochi di ruolo più gettonati prevedono una qualche forma di dominazione e sottomissione. Sono proprio gli squilibri di potere a generare determinate situazioni e/o relazioni che in certe condizioni possiamo trovare eccitanti, riprese da film e libri, come 50 sfumature. In quest’ultimo caso la dinamica è quella tra un miliardario abituato ad ottenere quello che vuole e una timida giornalista o quello che è (non ho ancora capito bene), ma esistono migliaia di varianti, dal capo alla sua segretaria, passando per l’insegnante con lo studente strafottente, fino a interpretazioni estreme come quella tra padrone/a e schiavo/a. A volte le dinamiche di dominazione e sottomissione non prevedono ruoli ben definiti con nome, cognome e “carica”, ma si limitano a sottolineare chi comanda, chi dei due partner è dominante e chi è sottomesso/a, chi è attivo e chi passivo. Queste due etichette non sempre coincidono: un dominatore può essere passivo (ordinando al suo sottomesso di fargli sesso orale, ad esempio) e viceversa.

Il punto è: uno dei due (o dei tre…) ha il potere e lo esercita sull’altro- e questa è la parte importante – con il suo consenso. Sì perchè è proprio il consenso il nodo fondamentale della questione: posso decidere di farmi insultare, picchiare e legare come un salame, sottopormi a tutte le pratiche bondage e Bdsm che esistono, ma solo se do il mio espresso consenso e sulla base di regole che io stesso ho stabilito tramite la negoziazione.

Giochi animali

Si può fingere di essere un’insegnante severa ma sexy, un capo intransigente con la propria segretaria… e perché non un padrone amorevole ma severo con il proprio cucciolo? Tra i tanti giochi di ruolo possibile esiste anche questa possibilità: fingere di essere degli animali. Non è una cosa così inconsueta: impersonare per un certo periodo di tempo un cane, un gatto o anche un pony, non è solo una fantasia erotica molto diffusa, ma può diventare anche una valvola di sfogo non sessuale per staccare la mente, cederele redini (o in guinzaglio) a un’altra persona di cui ci fidiamo e a cui possiamo affidarci completamente, proprio come farebbe un cucciolo con il suo padrone. Una scena di Puppy play (questo il nome inglese della pratica) può consistere in alcuni giochi di abilità guidati dal padrone, o semplici coccole e grattini che normalmente riserveremmo ai nostri amici a quattro zampe, oppure può incorporare giochi di potere attraveso l’uso di un guinzaglio con collare e ordini precisi (come mangiare da una ciotola). Anche in questo caso, liberate la fantasia!

Giochi “pericolosi” 

Oltre a dare vita a contesti sorprendenti ed eccitanti, i giochi di ruolo possono essere anche un modo per riprodurre nell’ambiente sicuro della nostra casa e con una persona di cui ci fidiamo, scene e contesti che nella vita reale non sono poi così auspicabili o riproducibili. Stiamo parlando delle cosiddette “rape fantasy”, o fantasie sullo stupro, o le dinamiche daddy/little girl (letteralmente paparino/ragazzina o bambina). In entrambe le fantasie non c’è consenso o si prefigura una situazione di incesto e/o pedofilia  quindi verrebbe da pensare che riprodurre con un gioco di ruolo queste dinamiche sia qualcosa di “anormale” o persino malato. Ma non è così. Stiamo infatti parlando di fantasie che molti/e di noi hanno quotidianamente e sappiamo bene che fantasticare su una cosa non significa necessariamente volerla vivere anche nella realtà. Molte donne hanno fantasie sessuali sulla costrizione, sull’orgasmo forzato, sull’essere prese contro la loro volontà magari anche da più persone contemporaneamente, ma restano fantasie, cioè qualcosa che non sta realmente avvenendo nella realtà.

E nel momento in cui questa fantasia viene riprodotta con un gioco di ruolo, lo fa in un contesto su cui la protagonista ha il pieno controllo (se dice stop è stop), con una (o più) persona di cui si fida e con cui ha stabilito delle regole precise e una parola d’ordine per fermare tutto, prima di iniziare. Si finge che non ci sia consenso, ma alla base il consenso c’è eccome. Il che è ben diverso dal subire violenza contro la propria volontà nella vita reale.

Stessa cosa vale per le dinamiche daddy-dom/little girl. Non solo: la parte più eccitante per chi si sofferma spesso su questo role play, più che l’incesto, è il senso di protezione che questo “stile” di dominazione prevede. Un daddy-dom ci punisce sì, ma per il nostro bene, è severo ma tenero, coccola dopo aver sculacciato o dato disciplina. E mi dispiace per i tanti aspiranti psicologi della domenica pronti alle levate di scudi: riprodurre questo gioco di ruolo in camera da letto non è necessariamente legato a trauma infantili o legami morbosi con il proprio padre. Anche se in alcuni casi, rivivere un’esperienza vissuta male ma in un ambiente controllato e una persona dicui ci fidiamo, può essere  in qualche misura “terapeutico”.  Ma mi raccomando: se c’è qualcosa nel vostro vissuto che vi crea problemi o traumi, è meglio prima parlarne con uno specialista, senza vergogna e/o sensi di colpa. La terapia è una risorsa e capire di aver bisogno di un aiuto esterno è molto coraggioso e responsabile.

 

Giochi di coppia: come mettere in scena le fantasie con il partner

Ora che abbiamo fatto una carrellata delle principali fantasie erotiche e varianti di gioco, passiamo alla parte pratica. Come convinciamo o coinvolgiamo il/la partner a giocare con noi? La risposta è sempre la stessa: comunicazione. Parliamo con le nostre dolci metà, potremmo persino scoprire di avere più cose (e fantasie) piccanti in comune di ciò che pensavamo. Se la timidezza è difficile da scavalcare, potete usare qualche “trucco” come la mia Lista della spesa del piacere, che tra le altre cose introduce tra le preferenze anche il tema del role play e alcune delle principali fantasie erotiche che abbiamo visto poco fa. Un altro stratagemma, utile soprattutto a chi sente di avere poca fantasia nel “creare” una scena erotica, è quello di iniziare basandosi su scene di film, racconti erotici e romanzi che conosciamo.

Qualche suggerimento: “Tesoro, hai presente la scena del film xyz dove lei fa x e lui fa y? Che ne dici di riprovarla stasera?”; “Ho letto un romanzo stupendo, molto eccitante. C’è questa scena dove i protagonisti fanno xyz. Penso che sarebbe molto sexy se al loro posto ci fossimo noi…”; “Stasera sarò la tua xyz, come la protagonista del libro/film/racconto xyz. C’è qualcosa che vorresti farmi?”

Sostituite xyz con pratiche, personaggi, ruoli di vostro gradimento eadeguate i generi degli articoli ed il gioco (è davvero il caso di dirlo) è fatto.

Un ultimo consiglio: molti e molte sono intimoriti a confessare le proprie fantasie al partner, perchè ci hanno insegnato fin all’infanzia che deviare dalla norma (rapporto pene-in-vagina, tra un uomo e una donna, possibilmente con la posizione del missionario) è “sbagliato” e “anormale”. La verità è che non è affatto così: finché ogni atto sessuale o meno è sano, consapevole e consensuale, e coinvolge persone maggiorenni, sobrie e capaci di intendere e volere, nulla è intrinsecamente sbagliato o anormale. Nel momento però in cui chiediamo al partner di essere aperto verso le nostre più segrete fantasie e inclinazioni, dobbiamo riservargli la stessa cortesia. Possiamo dire di no e declinare certe offerte e situazioni che non ci attirano o che ci mettono a disagio, ma sempre in modo cortese, senza mostrare sgomento, repulsione o peggio, colpevolizzando e denigrando chi abbiamo davanti.

 

 

 

 

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